“VITE E BULLONI: COMBATTERE IL BULLISMO CON LA PET THERAPY

Combattere il bullismo con la pet therapy è l’ultimo progetto realizzato da Mario Colombo, presidente e fondatore di Frida’s Friends (https://www.fridasfriends.it/), l’ associazione onlus nata per diffondere la cultura e la pratica della cosiddetta “terapia dolce” portando i cani nella corsia degli ospedali pediatrici.

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Combattere il bullismo con la pet therapy è l’ultimo progetto ideato e realizzato da Mario Colombo, presidente e fondatore di Frida’s Friends (https://www.fridasfriends.it/). L’ associazione onlus senza scopo di lucro, è nata nel 2012 con l’obiettivo di diffondere la cultura e la pratica della cosiddetta “terapia dolce”, impegnata a dare supporto terapeutico ai piccoli pazienti della Casa pediatrica  del Fatebenefratelli del prof. Luca Bernardo portando i cani in corsia.

Con il programma Viti e bulloni (un gioco di parole per indicare vittime-viti e bulli-bulloni) l’associazione intende supportare, con la pet therapy, i ragazzi vittime di vessazioni, angherie e violenze fisiche perpetrati continuamente ogni giorno dai  cosiddetti “bulli”.

Sono sempre più numerosi gli episodi molto gravi e in forme sempre più pervasive (come il cyberbullismo, atto compiuto tramite strumenti telematici come sms, e-mail, siti web, chat, ecc.) segnalati in ambiente scolastico, fin dalle elementari, che in alcuni casi hanno spinto le vittime a gesti estremi.

Ma in che modo la pet therapy può essere d’aiuto per contrastare il bullismo? Per capire come intervenire è necessario capire chi sono le vittime: persone psicologicamente deboli che non sono in grado di reagire, i portatori di handicap, i balbuzienti, scherniti per le difficoltà espressive, giovani colpiti da DSA, “Disturbo specifico di apprendimento” come dislessia (difficoltà nella lettura), disortografia, difficoltà nella codifica scrittoria e discalculia, difficoltà negli automatismi del calcolo) che portano all’esclusione dalla vita di gruppo e all’emarginazione.

Con la pet therapy, grazie alla relazione col cane, le vittime riescono a trovare la forza per superare le difficoltà: l’animale obbliga al “qui e ora”, fa da specchio emozionale e ama incondizionatamente, senza distinzioni di razza, status sociale o bellezza estetica. Questo perché la compagnia “strutturata” di un animale d’affezione permette di analizzare il proprio “io interiore”, rende consapevoli  delle proprie capacità facendo acquisire più autostima.

Altro discorso è la figura del bullo, spiegata molto bene da Ivano Zoppi – presidente di Pepita Onlus – che lo definisce «un ragazzino di per sé arrabbiato che per non esporre la propria debolezza reagisce con aggressività per dimostrare di essere il più forte. Quando trova la vittima che meglio identifica lo stereotipo di fragilità, attacca. … Può sfociare in un atto di violenza fisica oppure in una forma psicologica più sottile che isola, con il compiacimento dei compagni da cui riesce a farsi seguire, la sua vittima”. Questo succede perché le diversità più o meno evidenti riscontrate tra i compagni di scuola scatenano nei bambini curiosità che, se non vengono spiegate dagli adulti, possono trasformarsi in occasioni di prevaricazione sui soggetti più fragili. Ecco perché il progetto di pet therapy, dedicato alle scuole, può fare la differenza per insegnare il rispetto e la gestione dell’aggressività. Il percorso dedicato al recupero dei “bulli” gestito da Frida’s Friends prevede una terapia con affiancamento di cani pitpull o rotweiler che aiutano il giovane a “capire” come gestire il rapporto con un animale da compagnia, a responsabilizzarsi, gestire le emozioni e canalizzare la propria energia.

4 Risposte

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